Concreta, Ceramic Sculpture, Ceramists
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conCreta 2009

Certaldo, Palazzo Pretorio
International Exhibition of Contemporary Ceramic Sculpture
Organised by the gallery “Gulliver – Terre d’Autore” in collaboration with “La Meridiana” – International School of Ceramics
From 11th September to 1st November 2009

 

NINO CARUSO
CRISTINE FABRE
NEDDO MERENDI
MARTHA PACHON
POMPEO PIANEZZOLA
GABRIELLA SACCHI

 

Critical texts and images will be published as soon as the catalogue will be printed.


conCreta         edition 2007
conCreta         edition 2008

 

“Concreta” a Certaldo.
Un evento giunto alla terza edizione grazie all'impegno profuso dal curatore Gian Lorenzo Anselmi e, aspetto da sottolineare tre volte visti i tempi, alle costanti attenzioni di una sensibile Amministrazione Comunale. Certaldo non è tra le città di antica tradizione ceramica anche se è ingemmata da mirabili ceramiche invetriate robbiane e se può vantare l'ormai solida attività, produttiva e didattica, dell'associazione culturale La Meridiana.
Perché Certaldo, allora?
Si potrebbe rispondere:”Perché non Certaldo?”
L'arte della ceramica, lungo il secolo scorso, si è guadagnata un ruolo paritario con altre forme di espressione artistica e il mezzo ceramico è ormai patrimonio di artisti della più diversa origine e dalle più variegate finalità. Prova ne sia la sua consistente e significativa presenza all'attuale Biennale di Venezia. Inoltre, con la ceramica sono state scritte pagine del Novecento che ancora attendono una adeguata considerazione da parte della storia dell'arte. Proviamo a pensare all'Art Nouveau italiana senza Galileo Chini, al futurismo tra le due guerre senza Tullio D'Albisola, allo spazialismo senza le ceramiche di Lucio Fontana e all'informale senza Leoncillo. In questi e altri casi con la ceramica sono stati raggiunti vertici indiscutibili. Cessate vecchie diatribe, artisti della ceramica e artisti con la ceramica si rivolgono oggi a questo mezzo soprattutto per fini scultorei anche se a vincere sono sempre quelle superfici e quei colori che solo la ceramica può concedere. Senza fare nomi, il passaggio dalla scultura in resina, in legno policromo o in cartapesta alla scultura in ceramica ha significato per molti artisti contemporanei il raggiungimento di un superiore grado di complessità e oggettività dell'opera, per non parlare di una maggiore carica seduttiva.
Se la ceramica è scultura e, quindi, arte a tutti gli effetti, ogni luogo è pertinente. E Certaldo, con le stanze del Palazzo Pretorio offre, per di più, una sfida all'arte contemporanea: il confronto con la storia. Un confronto che l'arte moderna ha certamente praticato, ma più sul fronte dell'opposizione, in nome di una guadagnata libertà da antichi modelli, che su quello del dialogo e del filiale rispetto.
A dividerci da una decisiva resezione con la tradizione il secolo breve; un secolo estremamente generoso sul piano artistico ma anche afflitto (James Joyce, Ezra Pound e Thomas S. Eliot ne sono i mentori più autorevoli sul piano letterario) dalla poetica del frammento, della deriva e della scheggia nell'attesa di una epifania e di una ricomposizione ancora non avveratasi.
In ceramica, rotto il secolare vaso in cui forma, funzione e narrazione procedevano unitamente di pari passo, si è assistito a una sorta di esplosione che ha spinto nel firmamento dell'arte i suoi frammenti.
Rotto il cordone ombelicale con la storia, gli ismi del Novecento si sono, però, dimostrati di corto respiro e, in genere, frutto di un particolarismo e di un soggettivismo, alla lunga, sterili e inerti soprattutto quando è venuto a mancare il momentaneo, decisivo supporto della novità sensazionalistica. Se il difetto delle mode è quello di passare di moda, questo è lo scotto che tante ipotesi hanno dovuto pagare alle accelerazioni e ai sussulti di un secolo veloce e terrorizzante come una navicella spaziale sfuggita a ogni controllo della terra e destinata a cozzare contro asteroidi e pianeti con deflagrazioni materiche e coloristiche certamente mai viste prima ma anche a inoltrarsi, sempre più, nel freddo buio del non ritorno.
Ma il passato è sempre lì a ricordarci da dove veniamo e cosa potremmo essere.
Alcuni hanno raccolto i frammenti per conservarli a futura memoria o in attesa di una ricomposizione (Picasso) e altri hanno cavalcato l'onda delle forme disarticolate nell'ingenua o interessata convinzione che in questo consistesse la modernità. Il secolo scorso ha esordito con l'elogio e lo schianto di un'automobile (quella di Marinetti) inaugurando un'epopea di tuberie; con l'irrisione dell'antico (con buona pace di Giorgio de Chirico); e non si dirà mai abbastanza della responsabilità dello stesso Bauhaus che già negli Statuti di Weimar aveva programmaticamente abolito ogni disciplina di carattere storico. Come se fosse opportuno recidere le radici millenarie di un colossale albero i cui ultimi rami sostengono anche noi. E tutto il secolo sembra perseguire nelle sue strade maestre, o almeno presunte tali, un programma di progressiva resezione delle fonti di alimentazione: un po' come togliere gli affluenti a un grande fiume. The waste land.
Ma Eliot aspirava a una superiore ricomposizione delle rovine per ritrovare un Senso e pensava a Dante Alighieri, al suo Paradiso e alla dimensione metafisica; lo stesso ha fatto Joyce con il ricorso al metodo mitico nell'Ulisse; come pure Pound con i Cantos, dove la crisi moderna è parte di un puzzle cui concorrono citazioni in ogni lingua, la poesia haiku, Confucio, Schifanoia, la signoria rinascimentale dei Malatesta, brani di musica, ideogrammi cinesi, citazioni economiche e filosofiche, il mito e la preistoria.
Quanto era profonda consapevolezza di una tragica condizione – la solitudine dell'individuo e la crisi di tutti i modelli, i valori, i segni e i codici - è diventato lo status symbol di una contemporaneità, quanto meno, senza direzione.
Si è passati, insomma, della grandiosità di visione concessa dal grandangolo epico alla visione ravvicinata di inessenziali minuterie permessa dal teleobiettivo moderno; dalla coincidenza delle vicende personali e collettive con la realtà ad una autoreferenzialità spesso priva di consistenza. Da Omero alle pagine di un diario personale; dalla complessità di un vaso classico o di una pala dei Della Robbia alle ingenue, reiterate e scolastiche “scoperte” di smalti e cotture che da sole non bastano a sostanziare un lavoro.
E', forse, giunto il tempo di un ampliamento di visione e di una riflessione.
       
 
   
       
 
       
       
 
 


Playwithclay


Project
A project on contemporary art and clay. Sometimes contemporary art is not perceived as "beautiful", but in addition to aesthetics, art also uses a conceptual language.

Participation
More than 200 participants created clay tiles during Giococoncreta in October 2009 that will become a mural panel to be installed in Certaldo.

Whole families, romantic couples, visitors from around Italy and the world suddenly found themselves captivated by the quality of the material clay, leaving their mark and contributing to a collective work of public art.

The intent of the project is twofold: Provide freedom to experiment and play, and comprehend how a work of art can be understood starting from its inherent conceptual message, which is crucial in much contemporary art. Here the message is about the beauty of cohesive society, where everyone has space to express themselves, but where there is also limitation due to the rules. These rules create a link between all individuals which achieves to enhance the contribution of each member.

The challenge now is to fire and assemble the tiles. Yet another entertainment, creating links between the many traces left by the participants.

 

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